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Economia 15/12/2005
E i ricchi fanno piani per i poveri

 

Il vertice si apre con tanta retorica sullo sviluppo dei paesi del sud del mondo

ANTONIO TRICARICO
HONG KONG

Mentre i movimenti asiatici assediano il Convention Centre, nel primo pomeriggio si apre ufficialmente la Conferenza ministeriale della Wto. Nonostante la contestazione aperta delle ong all'interno della plenaria, il direttore generale Pascal Lamy consegna alla platea un discorso alquanto originale, presentandosi addirittura con una bacchetta da mago sul podio. Ammette di non poter fare miracoli nella situazione di stallo apparente dei negoziati, ma si ricrede sulla definizione da lui data del Wto all'indomani del fallimento di Cancun due anni fa quale organizzazione «medievale» e poco democratica. Proprio in nome della presunta democraticità dell'organizzazione guida della globalizzazione neoliberista chiede uno sforzo da parte di tutti i governi per riavviare il negoziato. Per il resto, a dominare l'apertura del vertice è la retorica sullo sviluppo per i Paesi più poveri associato al commercio globale. Nella mattina la Banca mondiale e il Fondo monetario internazionale hanno illustrato come siano pronte a concedere prestiti per aiutare i paesi in via di sviluppo a fronteggiare le esternalità negative delle liberalizzazioni, che però secondo i banchieri di Washington si limiterebbero solo al breve periodo.

La scorsa settimana il G7 si è impegnato a versare quattro miliardi di dollari per assistere i Paesi più svantaggiati nei negoziati, dimenticando il conflitto di interessi che una tale assistenza tecnica fornita dai Paesi ricchi genererebbe. In cambio, nelle parole dei negoziatori italiani, queste concessioni alle realtà più povere del pianeta potrebbero aiutare a sbloccare il negoziato e far uscire dall'angolo l'Unione europea, finita sotto attacco da più parti. Ed è proprio Peter Mandelson, commissario europeo al commercio, a rincarare la dose mostrandosi quanto mai aggressivo in conferenza stampa e assicurando che sarà l'Ue a guidare il negoziato in nome dello sviluppo dei più poveri.

Dietro un dejà-vu dell'apertura della conferenza di Cancun - incluse le proteste determinate dei contadini coreani e la retorica dello sviluppo nei discorsi ufficiali - in realtà la macchina del Wto è già in moto e più che con un semplice confronto la ministeriale di Hong Kong inizia con un negoziato serrato dietro le quinte. Già si sono insediati i gruppi di lavoro sui servizi, sui prodotti industriali e sui temi dello sviluppo, con presidenti alquanto discutibili in tutti e tre i casi, ed in tarda serata si terrà la prima Green room, ossia l'incontro informale di una ventina di Paesi selezionatisi da soli che negoziano a muso duro.

Di fatto nella conferenza ormai ogni incontro è informale, tranne le poche plenarie di circostanza. E pare che già si siano svolti un paio di meeting super-ristretti tra i poteri forti che scodelleranno un accordo, se non questa settimana, almeno nei primi mesi del prossimo anno. Al tavolo oltre a Ue, Usa, Giappone e Australia, anche India e Brasile, ormai da considerarsi pienamente cooptate. Emblematica l'atmosfera fredda, e ben diversa dai giorni di Cancun, che ha contraddistinto nel pomeriggio un incontro informale tra la rete mondiale della società civile «Questo mondo non è in vendita» e alcuni negoziatori brasiliani. Come emerge da documenti interni della Commissione europea, si sta già preparando un secondo incontro di alto livello - definito «Hong Kong 2» - nei primi mesi del 2006, dove in un modo o in un altro il negoziato si chiuderà, nonostante l'insoddisfazione dei Paesi più poveri.

Fonte: Tradewatch 
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